'Vecchie mura, e nuove, nonostante, per il moderno spirito' (Boccaccio), Storia, Giugno 2007

"Vecchie mura,
e nuove, nonostante,
per il moderno spirito" (Boccaccio)

Autore: Dr. Franco Camarca

E SEMPRE IL NAVIGATORE
SPINGE LONTANO IL MARE
DALLE SUE CASE PER CRESCERE LA TERRA
AL SUO PASSO DI FIGLIO DELLE ACQUE

"Alla Liguria"
di Salvatore Quasimodo

LE PIETRE DELLE MURA DI ROMA
MERITANO VENERAZIONE
ED IL SUOLO SUL QUALE SORGE LA CITTÁ
É PIÚ EGREGIO DI QUANTO DICANO GLI UOMINI
Dante Alighieri


      Dante e Quasimodo: epoche distinte - Rinascimento e Novecento - ma lo stesso ideale: trovare nella storia dell´umanitá, nell´"Antichitá", il vero senso della Vita.
      Era lo stesso sentiero tracciato dal Petrarca ed il Boccaccio: Petrarca possedeva e venerava un Omero il lingua greca e Boccaccio fu il primo "traduttore" dell´Iliade e dell´Odissea.
      Quando ci domandiamo perché, per quale ragione, a quei tempi a Firenze gli artigiani potessero cantare la Divina Commedia ed a Bologna si dedicasse la metà del bilancio a finanziare l´Universitá, abbiamo qui la risposta: perché i "monumenti" - sia archeologici che letterari e storici - erano considerati la fonte di tutta disciplina della conoscenza.
      Quasimodo riprende l´idea nel 1962, quando per celebrare il primo centenario dello Stato Italiano, a Genova, di fronte a Sestri Ponente, "elle parvint á arracher a la mer le terrain - scrissero i piú notevoli giornali francesi - qui lui manquait pour son Aéroport". Anche nel caso di Quasimodo il poeta "osserva" l´aeroporto ma "immagina" la storia dell´uomo, così come Dante osservava le rovine ma vedeva Giulio Cesare ed il disegno divino nella storia romana.
      E Petrarca ci racconta come visitasse, accompagnato da Giovanni Colonna, le Terme di Diocleziano, "parlando di Storia con lo sguardo posto sulle rovine".
      E questa "osmosi intellettuale" fra rovine e meditazione storica accadeva anche al Fazio degli Uberti, accompagnato dal vecchio geografo Solinus, che scrive nel suo Dittamondo come Roma gli dice che osservando le sue rovine "comprender potrai quanto fui bella".
      Allo spirito del Rinascimento dobbiamo anche l´opera "Roma Triumphans", scritta da Blondus assieme al Papa Nicola V, grande cosmografo oltre che religioso, opera che si puo considerare - secondo il Burkard - il primo tentativo in grande scala di descrizione organizzata dell´antichitá romana.
      Due grandi storici ci illustrano i passi successivi dell´archeologia: il Vasari ci descrive come si fossero sviluppate le ricerche archeologiche del tempo, di come fu ritrovato nel Porto di Anzio l´Apollo del Belvedere, e come, con Papa Giulio II, vennero le scoperte del Lacoonte, della Venere vaticana del Torso, di Cleopatra; il secondo storico, il Quadrimere, nella sua "Vita di Raffaello", ci rivela un altro fatto di importanza vitale: l´idea geniale di Raffaello di un "Piano", vale a dire di catalogare ogni rovina - con pianta, altezza e sezione separatamente - per impedire la distruzione delle antichità che continuava perfino sotto Giulio II.
      Da allora e grazie al grande Raffaello (si puo approfondire il fatto nelle Lettere pittoriche, di Tolomei a Landi), l´Archeologia venne sviluppandosi come una scienza.
      Le porte furono, in questo modo, aperte completamente, così che la conoscenza dell´Antichitá, e con essa del suo magisterio di vita, fosse irrefrenabile. Ma, osservando i problemi che aggobbiamo l´archeologia oggi, potremmo perfino pensare che Dante, forse, ha perso la sua guida Virgilio e che la speranza di ritrovarlo siano poste soprattutto nelle mani di coloro che i francesi hanno chiamato: "les arqueologues militants", vale a dire gli uomini che ancora seguono l´ideale culturale proprio del Rinascimento per non doversi lamentare, come Boccaccio già vecchio nella sua "epistola a Tito Livio", di essere "nati in tempi cattivi, tempi di furbastri: extreme fure...".
Franco Camarca



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