Fig.1-Ponte Nomentano fotografato dalla via Nomentana
      Situato al terzo miglio della via Nomentana, da cui trae origine il nome, il ponte Nomentano è un punto di transito sull’Aniene a nord-est di Roma. Fu insieme al ponte Milvio tra i ponti extraurbani più importanti della città.
     
La via Nomentana - La via Nomentana era un’importante via consolare che collegava Roma a Nomentum, città situata nei pressi dell’attuale Mentana. La denominazione iniziale era in realtà via Ficulensis, perché la strada era originariamente limitata a Ficulea, centro antichissimo, già conquistato secondo la tradizione da Romolo e per tempo scomparso. Il prolungamento fino a Nomentum portò a cambiare il nome da via
Ficulensis a via Nomentana.
      La strada aveva origine da Porta Nomentana, nei pressi dell’attuale Porta Pia, e da lì proseguiva in direzione nord-est. Essa passava tra decine di tombe ed ipogei, quasi tutti distrutti dall’edificazione dei moderni quartieri. Restano le Catacombe di Nicomede e quelle ebraiche di villa Torlonia, la Basilica e le Catacombe di Sant’Agnese, cui è collegato il Mausoleo di Santa Costanza, il sepolcro di Elio Callisto, detto Tomba del Diavolo, e una tomba cilindrica davanti a Villa Blanc, trasferita sulla via Nomentana da Tor di Quinto.
Fig.2-La via Nomentana (da Wikipedia.org)
Il ponte - Ponte Nomentano è uno dei monumenti più scenografici e complessi del territorio di Roma: esso è il frutto di costruzioni, restauri ed aggiunte succedutisi nel corso dei secoli. Sotto le sopraelevazioni medioevali, oggi le più evidenti, che danno al monumento un indiscutibile fascino, anche l’occhio del visitatore inesperto è in grado di riconoscere una delle due arcate in travertino che caratterizzavano il ponte al momento della sua costruzione, all’incirca alla fine del II secolo a.C. Esso venne eretto nel punto in cui la via Nomentana passava il fiume Aniene ai piedi della collina del Monte Sacro, nota per l’episodio della secessione della plebe del 494 a.C. Probabilmente questo luogo sin da età antica era interessato dal passaggio delle mandrie transumanti che dall’entroterra venivano condotte verso il mare. A conferma di ciò si conservano ancora sulla chiave di volta dell’arco, sul lato a monte, una clava e una testa di bue, simboli di Ercole, nume tutelare della transumanza.
      Il ponte venne citato per la prima volta da Procopio il quale, narrando le vicende della guerra greco-gotica, ricorda che tutti i ponti sull’Aniene vennero abbattuti da Totila nel 549 d.C. Successivamente Narsete, il comandante inviato da Giustiniano in Italia e vincitore della guerra, provvide a restaurarli nel 552. Fortificato da Adriano I (772-795 d.C.), secondo la tradizione fu teatro dello storico incontro di Leone III con Carlo Magno, venuto a Roma per l’incoronazione nell’anno 800 d.C. Il monumento, così come si presenta oggi, mostra un grande arco sormontato da una fortificazione merlata di età medioevale. La datazione della struttura originaria tuttavia è stata attribuita alla fine del II secolo a.C. sulla base del tipo di tecnica costruttiva, con la possibilità di uno slittamento agli inizi del secolo successivo. La costruzione merlata a castello è da riferire ai lavori fatti eseguire da papa Nicolò V (1447-1455), di cui si conserva ancora lo stemma,
Fig.3-Lo stemma di papa Nicolò V
mentre sulla spalletta di destra vi è quello di papa Innocenzo X Pamphili, a testimonianza di un successivo restauro. Sulla fronte della torre merlata, dalla parte della via Nomentana, originariamente le porte di accesso erano protette da due torri merlate destinate ad ospitare i corpi di guardia: attualmente si conserva solo quella del versante romano,
Fig.4-Ponte Nomentano, lato con torre merlata
mentre l’altra, verso il Monte Sacro, risulta ribassata e sostituita da un tetto attribuibile agli inizi del ‘700.
Fig.5-Ponte Nomentano, lato con tetto ribassato
      Sotto le due torri attraverso un arco passava la strada, attualmente adibita esclusivamente a passaggio pedonale ma fino a tempi recenti aperta anche al transito dei veicoli. Su ciascun versante un breve muro, illuminato da una grande finestra ad arco e munito di un ballatoio merlato, unisce le due torri fra loro.
Fig.6- I due muri, a destra e a sinistra, che collegano i due lati del ponte
      Il ponte insieme al Mammolo e al Salario venne gravemente danneggiato nel 1849 quando i Francesi tentarono di fronteggiare le truppe garibaldine che da Mentana marciavano su Roma.
     
· Testo: Raffaella La Marra
· Foto: Emanuele Bredice