Che sia uno dei grandi della Chiesa Cristiana a scorprire e descrivere il piacere "aristotelico" della contemplazione della natura non deve meravigliarci: cos´altro é vivere in Paradiso se non essenzialmente il piacere della contemplazione di Dio? E cos´é la natura se non il segno dell´opera del Creatore?
      Un´altra riflessione: in cosa possiamo incontrare la prima motivazione della ricerca filosofica se non nel desiderio di dare risposte al "mistero" - come disse il Severino nella sua "Filosofia contemporanea", citando Aristotele - di ció che l´Uomo percepisce come meraviglioso, come le "Alpi senza vento" - come cantava il Sommo Dante - o come un paesaggio della "pallida Luna" di Leopardi e di Galileo?
      I grandi poeti italiano hanno il grandioso merito storico-filosofico di aver scoperto "la contemplazione della natura", anche se non possiamo scordare l´opera "Ansichten der Natur" di Alexander von Humboldt.
      Gli italiani diciamo: e con Dante dobbiamo ricordare quel "primo uomo moderno" - ed allo stesso tempo chiaro esempio dell´Educazione Integrale del Rinascimento - che fu Boccaccio e con lui Petrarca, poeta si, ma anche cartografo tanto che a lui si deve la prima mappa di Italia: nel suo "Africa", alla fine del Canto VI, troviamo una meravigliosa descrizione di Porto Venere, ad esempio.
      Questa educazione propria del Rinascimento italiano risulta molto difficile da comprendere oggi, in un mondo tornato all´educazione settoriale e monca, che quando ha testa per pensare non ha gambe per muoversi.
      E non sembri strana ne eccessiva la nostra definizione di "merito" in proposito a detti poeti perche bisogna considerare che nell´antichitá Livio ci racconta che il re Filippo si sentí in dovere di scusarsi con il suo seguito allo scalare una montagna senza avere "una motivazione" per fare ció basata sulla "strategia bellica"...
     
      Bisogna accentuare, a questo punto, come l´idea della "buona vita" tanto importante nella filosofia aristotelica, ancora si manteneva estranea alla Cultura dominante, nonostante il passare dei secoli, fino alla sua concretizazione per la via italiana nella contemplazione del paesaggio.
     
      Con Jan e Humbert van Eyck, nel XV secolo, la contemplazione del paesaggio entra nel campo della pittura e l´arte fiamminga si lascia alle spalle quella tardo gotica ed inizia, con detti maestri ed i loro "colori trasparenti", ad avere influenza in tutto l´Occidente.
      Ciononostante la ben coltivata visione italiana del paesaggio prosegue di per sé e con Enea Silvio - il futuro Papa Pio II autore dei "Commenti" - troviamo descrizioni magistrali di paesaggio, principalmente dello Stato Pontificio e della sua "patria" Toscana Meridionale: il Papa, nonostante gottoso, si faceva trasportare in sedia per poter contemplare e descrivere Albano e Monte Cavo, da dove si poteva giungere a vedere fino al Circeo e l´Argentario in una natura ancora non inquinata dai gas industriali.
      Il nuovo fiorire della poesia italiana (Ariosto) - e della propria poesia latina contemporanea - negli anni che vanno dal finale del XV secolo ai primi del XVI secolo, evidenzia l´influenza del paesaggio sulla lirica.
Carmine Camarca