Il "Mappamondo" del Creatore
Autore: Carmine Camarca
      Mappa del Creatore. É questo il nome affascinante dato ad un reperto, considerato O.o.p.a.r.t., scoperto pochi anni fa. Un reperto che rappresenta con grande precisione la regione russa di Bashkiria, in rilievo. Eppure, come spesso capita, questa scoperta non é attualmente sottoposta ad accurate ricerche scientifiche. Come da nostra linea di analisi critica, cercheremo di sintetizzare dati e teorie formulate in diversi paesi senza mancare di citare i fatti contro della veridicità di dette teorie.
      Quotidiano "Pravda Ru", 30 aprile 2002. "La scoperta di un gruppo di scienziati si oppone alle nozioni tradizionali di storia: pietra di 120 milioni di anni ricoperta dalla mappa in rilievo di una regione degli Urali". Così inizia l’articolo che rende noto alla stragrande maggioranza la scoperta della "mappa del Creatore"; un articolo che come vedremo sarà anche il "mezzo" di denigrazione di varie teorie formulate.
      A scoprirla é il professor Alexandre Chuvyrov, dottore in scienze fisiche e matematiche e professore dell’Università di Bashkiria, assieme al suo studente Huan Hun, di origine cinese, e detta scoperta avviene durante la loro ricerca, iniziata già nel 1995, in merito all’ipotesi di una antica migrazione cinese in Siberia e presso gli Urali.
      Poiché dunque il ritrovamento non é "casuale" ma inserito in una ricerca archeologica ben precisa, riteniamo indispensabile un pur breve riassunto di detta ricerca. Nella loro prima spedizione nella Bashkiria, il professor Chuvyrov e lo studente Hun ritrovano molteplici incisioni rupestri in cinese antico che confermano la loro ipotesi. Durante le loro ricerche scoprono anche note del XVIII secolo presso gli archivi del Governatore generale della città Ufa (sempre nella regione russa di Bashkiria), note che riportano l’esistenza di 200 tavolette di pietra incise "inabituali" presso il villaggio di Chandar, nella regione russa di Nurimanov; questa nota viene confermata da altre dei secoli XVII e XVIII nelle quali spedizioni scientifiche russe affermano di aver studiato 200 tavolette con segni indecifrabili. Una nota dell’archeologo A. Schmidt del Novecento riporta di aver visto queste tavolette nella Bashkiria.
      Nel 1998, il professor Chuvyrov ed il suo team sono ancora ad un punto morto, ma il 21 luglio 1999 l’ex presidente del consiglio locale di agricoltura Vladimir Krainov rivela al professore l’esistenza di una misteriosa "tavola" che verrà identificata al momento del ritrovamento come la "pietra di Dashka" (altro nome con cui é noto il reperto, dato in onore alla nipote del professore, nata il giorno prima della scoperta) e successivamente inviata all’Università di Ufa per essere studiata.
      A questo punto il professor Chuvyrov dovette rendersi ben conto di aver scoperto qualcosa che andava piú in là dei fini della sua ricerca. La pietra pesava una tonnellata, e misurava 1,40 metri di altezza, 1,06 metri di larghezza e 16 centimetri di spessore.
     
Un’analisi piú approfondita rivelò che la pietra era composta di tre strati: la base, spessa 14 centimetri, é in Dolomite; il secondo strato sul quale l’immagine é "in rilievo", é in Diopside; il terzo strato, spesso solamente 2 millimetri, é in porcellana di Calcio e protegge il reperto da ogni impatto esterno.
      Ricordiamo che la tecnologia di trattamento della Diopside per creare questa mappa in rilievo non é stata ancora chiarita.
      Indubbiamente, lo stupore aumenta ancora se si considera che l´analisi a raggi X rivela che il reperto é di origine artificiale: la pietra é stata creata con strumenti di precisione. L´analisi esclude definitivamente la possibilità di eseguire questi rilievi con strumenti di pietra.
      Fino a questo punto si é svolta pura analisi scientifica. Finalmente, una comparazione con una mappa geografica della regione di Bashkiria porta un team di specialisti in cartografia e geologia a scoprire che il reperto é una mappa tridimensionale della regione in scala 1:1,1 km.
      La parte misteriosa del reperto non era ancora venuta alla luce, ma dopo la comparazione viene notata immediatamente: la mappa mostra anche un sistema di irrigazione con canali di 500 metri di larghezza e 12 dighe fra i 300 ed i 500 metri di larghezza per 3 chilometri di profondità, che avrebbero richiesto l’estrazione di 1024 metri cubici di terra.
      Mantenendosi fedeli alla loro ricerca, gli scienziati hanno cercato di teorizzare l’origine cinese antica dell’opera, soprattutto dovuto ad iscrizioni in senso verticale presenti sulla superficie del reperto, ma questa ipotesi non si é dimostrata molto fondata ed uno dei simboli tuttora indecifrati venne identificato dal professor Chuvyrov come la rappresentazione della latitudine della città di Ufa.
      Il passo successivo nell’analisi scientifico del reperto é stata la datazione. Inizialmente é stata posta a 3000 anni dal momento della scoperta, ma l’avanzare degli studi ha spostato di molto questa data. Il test del Carbonio 14 non si dimostrò di grande utilità in questo caso, e la scoperta di fossili di 500 e 120 milioni di anni (Navicopsina munitus e Ecculiomphalus princeps) non é un valido strumento di datazione poiché potevano essere presenti nella pietra prima ancora che venisse lavorata. Tuttavia, lo studio magnetico ha portato al team di ricercatori a datare il reperto a circa 120 milioni di anni fa (vale a dire che, poiché i poli magnetici della Terra nel corso del suo divenire si sono "spostati", é stato possibile tramite l´analisi del reperto stabilire un parallelo fra il magnetismo della pietra e la posizione del polo in un determinato momento storico della mutazione terrestre, in questo caso 120 milioni di anni fa).
      Questa, in sintesi, l´analisi effettuata sulla pietra di Dashka o Mappa del Creatore.
      Riteniamo opportuno chiarire che il termine "Mappa del Creatore" non allude, come spontaneamente appare, ad un’origine "divina", bensì é stato coniato dal suo scopritore che si oppone all’ipotesi di creazione della pietra da parte di una civiltà "aliena": "Non amo - affermò il professor Chuvyrov - parlare di ufo o di alieni. Chiameremo l’autore della mappa semplicemente - il creatore", vale a dire nel senso squisitamente grammaticale di "colui che la modellò".
      Le ipotesi nascono nel momento in cui, in ottica prettamente giornalistica, ci domandiamo: chi, come, e perché? Domande che purtroppo sono destinate a rimanere ancora per lungo tempo senza risposta. É evidente che la creazione di una qualunque mappa a scala richiede di visualizzare il territorio dall’alto. Un’ipotesi afferma che chiunque creò lo straordinario rilievo si spostava per vie aeree e per vie marine, ossia sia in direzione verticale che in direzione orizzontale. Alcuni teorizzano che gli autori non vivevano nella zona ma pensavano di stanziarvici dopo il drenaggio della regione.
      L’ipotesi piú affascinante teorizza che la mappa di Dashka sia solamente uno di 348 frammenti simili che rappresentano in totale una mappa in rilievo della Terra. I frammenti sono stati ipoteticamente situati nelle vicinanze del primo ritrovamento, ed una ricerca del suolo nella montagna Sokolinaya (montagna del Falco, stessa regione) afferma che il "mappamondo" doveva essere situato in quella zona. Se l’ipotesi fosse veritiera, il gigantesco "mosaico" avrebbe misurato circa 340 x 340 metri. Il professor Chuvyrov perfino approssimò i posti nei quali potevano trovarsi quattro altri frammenti, dei quali ancora non si sa nulla.
      Nel frattempo, in convegni internazionali si é formulato un rapporto intitolato "La mappa di lavori di ingegneria civile della civiltà sconosciuta degli Urali meridionali".
      Contro queste teorie e dell’autenticità della scoperta si é espresso il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, promotore in Italia dell’analisi scientifica e critica nei confronti del paranormale, in data 20 luglio 2002 in un articolo ospitato fino a poco tempo fa nel loro sito (detto articolo é stato tolto il mese scorso senza spiegarne il perché). Detto articolo riportava una delle maggiori "anomalie" sulla scoperta: l´analisi del reperto, riportata dal giornale Pravda Ru, da parte dell´Istituto di Cartografia del Wisconsin (USA). Testualmente: "secondo gli scienziati statunitensi, la mappa tridimensionale era destinata alla navigazione, poiché poteva essere soltanto il risultato di uno studio aerospaziale". Purtroppo però non esiste un vero e proprio "Istituto di Cartografia" di Wisconsin, bensì un centro "Progetto Storia della Cartografia". Da questo centro l’autore italiano ha ricevuto immediatamente una smentita: "Il nostro centro - chiarisce l’istituzione statunitense - non é lo stesso citato nell’articolo su Pravda".
      Venne anche pubblicata una corrispondenza con il professor Chuvyrov, nella quale lo stesso afferma di non essere responsabile per le parole dei giornalisti e che, chiaramente, non é suo compito ma quello di una competente commissione internazionale stabilire chi ha creato l’oggetto.
      " Quello che invece mi pare chiaro guardando le foto - conclude l’articolo del Comitato - è che quella lastra di pietra non è altro che... una lastra di pietra con molte crepe, dall'aspetto naturale, non artificiale".
      Con il nostro modesto gruppo di ricerca di Arkeopolis abbiamo "ripulito" i reperti fotografici al fine di dare una visione ottimale dei reperti stessi. Il materiale che vi offriamo nel nostro album fotografico comprende un analisi che mette in evidenza la corrispondenza fra le cosiddette "crepe" dei detrattori con i rilievi naturali (che abbiamo evidenziato con linee verdi). Inoltre, presentiamo un’immagine di alta qualità del reperto di dimensioni 800 x 1443 pixels. Presentiamo anche un’immagine "in negativo" (tecnicamente) che accentua la vivezza dello strato di porcellana ed evidenzia maggiormente lo schema generale della mappa.
      Al lettore spetta l´analisi di dei dati e delle immagini presentate per stabilire se questo ritrovamento merita di essere studiato ed analizzato con il fervore che spetta ad un reperto archeologico oppure se, come affermano altri, resta l’ennesima misteriosa ma affascinante opera di una Natura che scopriamo essere sempre piú abile, precisa e perfetta nelle sue creazioni rocciose.
Carmine Camarca
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