'Cosa, la Perla dell'Argentario',  Archeologia, Settembre 2007

Cosa, la Perla dell'Argentario
Autore: Raffaella La Marra



      Le mura della città di Cosa appaiono perfette con i loro blocchi poligonali in pietra calcarea, accuratamente regolarizzati nel paramento esterno (figg.1-2). Inizia da qui, dalla porta di Nord-Ovest che si apre nell'antica cinta muraria della città, la visita agli scavi archeologici di Cosa, posta su un promontorio roccioso all'altezza di 114 metri sul livello del mare. E' il posto ideale per godere, lungo l'itinerario di visita, di una magnifica vista sull'Argentario, che inizia ad intravedersi procedendo verso Sud-Est e salendo all'Acropoli dopo una breve ma necessaria visita al piccolo Museo.
      La colonia di Cosa, di diritto latino, venne fondata dai Romani nel 273 a.C. su una porzione di quello che era stato territorio vulcente, in corrispondenza di un'area collinare non occupata da abitati più antichi. Il nome fu derivato da un piccolo centro etrusco, Cusi o Cusia, situato nel luogo dell'attuale Orbetello. La posizione strategica della colonia e la presenza di un circuito murario riferibile agli anni 273-264 a.C., sono da mettere in rapporto con la minaccia della potenza navale cartaginese e con la necessità di controllare i territori etruschi conquistati.
      Sin dalla fondazione il centro presentò un impianto caratterizzato da una fitta intersezione di strade che si incrociavano ad angolo retto, formando isolati per le case dei coloni ed ampie zone per gli edifici pubblici. La centuriazione serviva anche per determinare gli appezzamenti di terreno da distribuire ai coloni. Ai piedi del promontorio su cui venne fondata la colonia fu costruito il Portus Cosanus, alle spalle del quale si trovava un'ampia laguna costiera di cui oggi si conserva solo il Lago di Burano. L'area intorno al porto fu organizzata con importanti infrastrutture che costituivano un sicuro ricovero per le imbarcazioni e servivano ad evitare l'insabbiamento del porto stesso e della laguna retrostante.
     
L'itinerario: l'ascesa all'Acropoli
      Dall'ingresso agli scavi presso la porta Nord-Ovest, detta "Fiorentina", si procede per sentieri sterrati salendo dolcemente verso la sede dell'Antiquario, costruito dall'Accademia Americana di Roma sulle fondazioni dell'abitazione di Quintus Fulvius, risalente al I secolo a.C. Vi si conservano reperti che testimoniano le varie fasi di vita e di sviluppo della città, alcuni dei quali di ottima fattura (figg. 3-4). Da qui, proseguendo verso l'Acropoli, si può ammirare un incantevole panorama sulla laguna di Orbetello, facilmente visibile tra le distese di olivi che caratterizzano il paesaggio della zona (fig. 5).
      L'Acropoli, situata nel punto più alto della città, accoglieva i principali edifici di culto ed aveva una propria cinta muraria, in parte ancora visibile, fornita di due porte: una, in cui terminava la via Sacra proveniente dal Foro, l'altra aperta verso l'esterno delle mura della città. L'edificio più importante, il Capitolium, fu innalzato nel 170-150 a.C. su due edifici più antichi, l'Auguraculum ed il tempio di Giove.
      Esso era dedicato alla Triade Capitolina Giove-Giunone-Minerva e venne realizzato sul modello del Capitolium di Roma. Il tempio era costituito da tre celle e da un profondo prònao (figg. 6-7). Tutta l'area venne trasformata in guarnigione militare nel VI secolo d.C., riutilizzando le fortificazioni repubblicane e gli alti muri del Capitolium.
      La visita all'Acropoli rappresenta il momento culminante dell'intero itinerario, che tuttavia non può dirsi completato senza una sosta al Foro. Esso è caratterizzato da edifici commerciali sorti tra il 197 ed il 180 a.C., da una basilica di pianta rettangolare risalente al 150 a.C., aperta sulla piazza del Foro, da un tribunal per accogliere i magistrati incaricati dell'amministrazione della giustizia e dal complesso Curia-Comizio, orientato come un templum, Nord-Sud, a sottolineare l'importanza che i fondatori attribuivano a tali edifici, emblematici delle istituzioni. Uscendo dall'area del Foro si notano i resti di una grande cisterna rivestita in cocciopesto (fig. 8). Il percorso procede da qui nuovamente per sentieri sterrati, digradando con lieve pendenza verso l'ingresso all'area archeologica.
     
· Testo: Raffaella La Marra
· Foto: Emanuele Bredice

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L´Autore dell´Articolo

    Raffaella La Marra
    Laureata in Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana all'Università "La Sapienza" di Roma. Ha collaborato a diversi progetti di scavo e ricognizione nel parco archeologico di Veio ed ha svolto uno studio su reperti conservati nel Museo della Centrale Montemartini a Roma che sono diventati oggetto della sua tesi di laurea.
    Ha lavorato presso le Case romane del Celio come guida turistica ed al centro servizi accoglienza del Colosseo e del Palatino.
    Da Luglio 2006 collabora con le riviste on line "Scienza on line", "Archeomedia" e "Auditorium". Un suo articolo è stato pubblicato anche sulla rivista cartacea "Mondomacchina".
    Svolge traduzioni dall'Inglese all'Italiano.



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