Il termine
Crociata, evoca in ognuno di noi immagini di uomini in armi, epiche battaglie, deserti assolati, miserie e ricchezze. E' più facile guardare a quel periodo come un'epoca di scontro, che di incontro. Eppure, è indubbio che tra i molti frutti amari che l'epopea crociata produsse, alcuni rari e preziosi, videro la luce. Il confronto tra due civiltà, una progressivamente imbarbarita dopo il crollo dell'impero romano, ed una crudele quanto raffinata fiorita al sole d'oriente, contribuì in modo fondamentale ad elevare il livello delle conoscenze.
      Chi partì per la terrasanta lo fece per odio, bramosia di potere, fede, giuramento. Si viaggiò per terra e per mare guidati dal desiderio di gloria, ma anche di conoscenza. La storia ha ormai assodato che i crociati appresero dalla cultura araba, infinite nozioni e informazioni, che reintrodussero in Europa. Ma è doveroso sapere che molto dello scibile tecnico e pratico necessario alla progettazione dei templi, aveva sempre percorso i confini geografici anche prima delle crociate.
      Dall'incontro delle culture all'interno del bacino del Mediterraneo, originarono varie conseguenze e forse la più vistosa o conosciuta, fu il fiorire di cantieri innumeri che produssero opere imponenti e meravigliose, le Cattedrali.
      Come e chi lavorò nei cantieri? Quali conoscenze circolavano nel Sacro Romano Impero per conseguire tali prestigiosi risultati? Le domande fioriscono e le risposte mancano. Siamo arrivati ad un punto di stallo negli studi, i quesiti sopravanzano di gran lunga le soluzioni, ed ecco che da tempo fra gli addetti ai lavori quanto fra i semplici curiosi, circola un intrigante binomio, quasi uno slogan, il
mistero delle
cattedrali.
     
      Le cattedrali, o anche le umili pievi di campagna, esistono, solide, tangibili, immobili e stabili da secoli. Sorsero grazie a magia e mistero, o la scienza e la tecnica ebbero un ruolo preponderante? Le conoscenze essenziali alla realizzazione di queste opere pervennero dalla terrasanta o giacevano sopite in attesa di tempi opportuni?
      Tentiamo di capire con pochi rapidi cenni, quasi dei colpi di pennello, per rendere il quadro d'insieme più luminoso.
      Nel IV secolo a.C. un navigatore cartaginese, Phyteas, certifica la misura dell'inclinazione dell'asse terrestre a 23°31'. Misura con esattezza la latitudine di Marsiglia, dove viveva e di molte altre città costiere.
      Qualche anno dopo di lui Eratostene calcola con precisione estrema la circonferenza della terra e fissa in una sua opera il concetto di latitudine e longitudine. La misura di Eratostene differisce dalla più recente stima della NASA, di 2/1000.
      L'elenco potrebbe essere infinito, cito solo Aristotele che nel suo libro
De Cielo, assicura che è possibile navigare verso Ovest per raggiungere le indie, dato che la terra è sferica.
     
      Approdiamo con un balzo al cristianesimo, o meglio all'interpretazione che una giovane chiesa romana ne dette e pensò di dover rendere universale. L'autorità della chiesa assume nel IV secolo un ruolo dominante, anche nel campo della cultura. Così, mentre soltanto nei principali monasteri è consentita la conservazione e la consultazione delle opere classiche, (che trascritte e commentate vengono in tal modo tramandate alla posterità), in tutto il mondo occidentale si va diffondendo una nuova cultura.
      La tradizione scientifica greca e alessandrina viene pian piano disconosciuta, molti libri vengono soppressi e ad essa si sovrappone, direi si sostituisce, la matrice religiosa.
      Se per Tolomeo, il grande cartografo di Alessandria operante intorno al 100 d.C. la sfericità della terra era un dato di fatto, due secoli dopo il prete Lattanzio, educatore dei figli dell'imperatore Costantino, azzera ogni progresso scientifico.
      In accordo con la visione biblica che voleva una terra piatta e rotonda, bolla come "pagane" tutte le teorie sulla sfericità della terra definendole "fisicamente impossibili".
      S. Agostino vescovo d'Ipponia accetta così la tradizione della
trifaria orbis divisio e definisce le grandezze relative tra l'Asia che occupa metà della terra, mentre l'altra metà è equamente distribuita tra Europa e Africa.
      Le Indie di Aristotele sono magicamente scomparse ! Anche Isidoro di Siviglia nel
De natura rerum liber e nelle
Etymologiarum libri vigenti, ribadisce il concetto. Il monaco bizantino Cosma insieme ad Isidoro stabiliscono, fissandola in modo dogmatico, l'immagine di una terra piatta e circolare.
      Chi si oppose riproponendo una teoria di sfericità, come il vescovo Virgilio di Salisburgo, fu allontanato dal sacerdozio (789) e indusse all'intervento il pontefice. L'allora Papa Zaccaria, tracciò di suo pugno la sola carta della terra che doveva essere valida per il mondo cristiano, un disco piatto. Tutto lo scibile umano è perduto!
     
      O quasi. Torniamo alle nostre cattedrali ed analizziamo un esempio pratico, spostandoci idealmente a San Galgano, in provincia di Siena, d'innanzi alla stupenda abbazia costruita dai monaci cistercensi a partire dal 1218.
      Esistono purtroppo rilievi e studi molto datati dai quali non si desume una misura assoluta che comunque si attesta su un valore di 72 metri per quanto riguarda l'asse maggiore, 35 metri circa di larghezza per i transetti e con una navata di 22 metri di larghezza.
      Cerchiamo quindi di capire quale furono i ragionamenti e le speculazioni teoriche compiute al momento del concepimento dell'opera. L'architetto aveva a disposizione una discreta serie di opzioni e paradigmi ai quali ispirarsi, ma è risultato chiaro da subito che progettò l'abbazia utilizzando i rapporti metrici dettati dalla Coudèè, realizzando una chiesa equinoziale.
     
      Col termine Coudèe di chiara origine francese, si identifica la misura del "
Cubito Reale del luogo". E' chiaro quindi che la misura della Coudèe, non è assoluta, ma varia al variare del luogo e più precisamente è funzione trigonometrica della latitudine.
     
      A San Galgano (come in qualsiasi altro luogo) i raggi del sole osservati alla stessa ora in periodi diversi dell'anno, sono incidenti con angolazioni diverse e producono incontrando un'asta verticale, ombre di misure diverse.
      Nel compiere questo tipo di indagini, è indispensabile standardizzare il più possibile il processo di misura, quindi immaginiamo di usare un'asta lunga un metro e ipotizziamo di collocarla in posizione perfettamente verticale. Stabiliamo un giorno dell'anno, per esempio il giorno dell'equinozio di primavera e fissiamo anche l'ora alla quale compiere la misura, per esempio mezzogiorno, o meglio quando il sole è all'apice della sua traiettoria in cielo.
      L'asta produce un'ombra in funzione dell'apparente angolazione dei raggi solari, angolo che chiamiamo
alpha. Se incliniamo l'asta in direzione del sole, fino a far sì che sia perfettamente parallela coi raggi solari, noteremo che l'ombra si riduce fino a scomparire del tutto.
      Quando l'ombra è praticamente nulla ovvero quando i raggi colpiscono l'asta alla sua sommità, la misura che va dall'apice dell'asta al suolo rappresenta la Coudèe.
     
      Dal momento che abbiamo utilizzato un'asta di dimensioni unitarie, possiamo affermate che la dimensione della Coudèe è funzione dell'angolo
alpha e più precisamente sen?
alpha.
      E' pur vero, (e oggi abbiamo gli strumenti per compiere questi calcoli con estrema precisione) che il giorno dell'equinozio l'angolo
alpha misurato a mezzogiorno, è il complementare dell'angolo che identifica la latitudine.
      In poche parole, quando il carro del sole è al suo apice nel cielo, il giorno in cui le ore di luce di buio si equivalgono, l'angolo
alpha sommato ai gradi di latitudine darà un risultato di 90°. La conseguenza immediata è che ai nostri giorni per trovare la Coudèe del luogo che ci interessa, è sufficiente determinare il coseno di 90 -
alpha, ossia il coseno della latitudine.
     
      Ho verificato personalmente questa teoria il giorno dell'equinozio di primavera dell'anno 2004. Nonostante un sole presente solo a tratti alle 12 e 32 minuti, (alba alle ore 06.32') momento di massima altezza del sole nella volta celeste, è stato effettuato il rilievo ottenendo un valore medio di 72 centimetri, ovvero la centesima parte della misura della navata.
     
      Se riflettiamo bene e ci immaginiamo nei panni dell'architetto oltre 800 anni fa, ci rendiamo conto che in fondo si tratta di una tecnica di semplicissima realizzazione, che presuppone però una elevata conoscenza di astronomia, matematica e trigonometria.
      Soprattutto presuppone che si padroneggi il concetto di una terra sferica ed inclinata rispetto all'equatore celeste! Da dove discendevano tali conoscenze? Furono reintrodotte in Europa all'epoca delle Crociate, o forse il seme di tanto sapere giaceva sopito per prepararsi a germogliare come il chicco di grano sotto la neve invernale?
     
      Agli inizi del V secolo, San Benedetto da Norcia, stabilì al capitolo 57 della sua regola, che chi faceva sfoggio della propria abilità edificatoria, commetteva un insano ed imperdonabile peccato.
      La figura dell'architetto, osannato ed onorato in Roma imperiale e repubblicana, fu relegata nell'oblio. Quella di San Benedetto, fu una stolta repressione o piuttosto una saggia presa di posizione che contribuì, sia pur nell'anonimato, a preservare le conoscenze classiche?
      Nel XIV secolo il filosofo e medico Pietro d'Abano e il suo contemporaneo Cecco d'Ascoli, salirono al rogo sospinti dalla ferrea mano dell'inquisizione perché si rifiutarono di rinnegare la teoria degli antipodi. Chi si riconosceva in questa teoria, che sosteneva non solo la sfericità della terra, ma che le persone vivessero in poli opposti, negava l'esattezza dell'immagine biblica e dunque l'infallibilità della chiesa.
     
      E' lecito a questo punto, parlare ancora di Mistero delle Cattedrali, o è doveroso esplorare i recessi bui che dogma e pregiudizio hanno creato nei millenni? La strada per svolgere le oscure pieghe della storia è ancora lunga.
      Sergio Costanzo