Le Biblioteche, "musei" dei "monumenti letterari"
Autore: Dr. Franco Camarca
      I piú importanti monumenti letterari greci e latini furono e si trovano salvaguardati nelle biblioteche, che in questo modo sono simili a "musei" delle opere letterarie dell’ingegno umano: ovviamente questo vale soprattutto per ciò che si riferisce alla letteratura antica. (Comunque anche la letteratura contemporanea diverrà antica nel lontano futuro, anche se dubitiamo seriamente che gran parte di quella attuale - a parte Eco, Bloom ed altri pochi - potrà essere considerata un monumento letterario e meriterà di essere salvaguardata come tale...).
      É per questo motivo che le biblioteche furono sempre considerate dai "saggi" come fonte di tutta conoscenza.
      Le biblioteche, ossia il sistema di organizzazione sistematica della salvaguardia della creazione letteraria dell’intelletto umano, iniziarono a fiorire nel XV secolo.
      In una prima fase sono essenzialmente "la casa" dove si conservano i risultati di febbrili traduzioni del greco e, successivamente, del latino. Se opere di inestimabile valore artistico sono sopravvissute al tempo e giunte a noi, é dovuto a cultori e saggi in gran parte sconosciuti.
      Sappiamo per certo che fra i primi "padri fondatori delle biblioteche" un monaco si deprivò dei suoi beni fino a divenire povero per comprare opere letterarie antiche e farne copie: si tratta di un monaco che il Cielo volle premiare facendolo Papa: Nicola V. Scrissero di lui (Vespas, Fior, pag. 31 - Jacob Burckhardt): "Tommaso di Seranza usava dir che due cose farebbe, se egli potesse mai spendere: ch’era in libri e murare. E l´una e l´altra fece nel suo Pontificato". Vale a dire che il futuro Papa sempre volle mantenere vive le grandi passioni del Rinascimento italiano: i libri e le costruzioni. I suoi collaboratori e copisti giravano il mondo cercando instancabilmente opere meritevoli di essere salvate nella memoria: grazie a questo lavoro il fondo principale dell´attuale biblioteca Vaticana si duplicò, giungendo a quasi 10 mila volumi. E quando il Papa dovette muoversi da Roma a causa della peste portò con sé tutti i suoi copisti e collaboratori.
      Un altro "padre fondatore" delle Biblioteche fu Niccolò Medici, che utilizzò tutta la sua ricchezza nell’acquisto di libri: molte opere di Plinio e Cicerone, di Plauto e Lucrezio, fra altri grandi, furono salvate da lui - e dai suoi collaboratori come Guarino e Poggio che seguirono la sua opera post mortem - e quando morì le consegnò al convento di San Marco, con la condizione che fossero poste per sempre a disposizione del pubblico.
      Nell’attuale Biblioteca di San Marco, a Venezia, si conservano ancora 600 codici, pagani e cristiani: essi furono salvati dal Cardinale greco Bessarione e la Signoria di Venezia che giunse a costruire un edificio che potesse degnamente ospitare questi tesori della letteratura.
      La Biblioteca dei Medici trovò come principale promotore Lorenzo "il Magnifico" e nonostante il saccheggio del 1494 i suoi pezzi furono recuperati da Giovanni de Medici, un Cardinale che divenne Papa con il nome di Leone X.
      Nella storia delle Biblioteche, oltre a monaci e Cardinali e Papi non mancano "condottieri": nelle prime posizioni potremmo porre a Federigo Montefeltro, nel 1400. Gli storici dell’epoca dissero di lui che aveva "alzato edifici e stimolato la coltivazione della terra... per cui il popolo molto lo apprezza". In realtà detti storici non gli rendono completamente giustizia, in quando dimenticano che Federico creò un vero e proprio circolo culturale intorno alla propria corte, quasi una Camelot, giungendo a costruire la biblioteca di Urbino, che é oggi parte fondamentale della Biblioteca Vaticana.
      E per sottolineare la sua importanza vale dire che neanche la biblioteca di Oxford, a quei tempi, poteva competere con quella di Urbino, molto piú completa.
      Qualcosa bisogna dire anche sulla "scrittura" di tanti copisti, italiani e non solo, noti e sconosciuti: si tratta della grafia italiana, "la bella grafia italiana", come la definisce il Burckhardt, del secolo XIV.
      Con il tempo nell´organizzazione delle biblioteche iniziano ad apparire i principi dell’organizzazione editoriale di tipo moderno, en con essa "la censura", con Papa Alessandro VI.
      Non possiamo concludere queste brevi note senza parlare degli editori: con Aldo Manucci, a Venezia si stamparono in greco gli autori piú importanti. E parliamo solamente di questo editore perché compromise tutta la sua fortuna nella sua tipografia: un editore come pochi ce ne furono nella storia e che sarebbe impensabile perfino immaginarlo oggi. E non riteniamo necessario spiegare perché.
      Ovviamente sappiamo, come diceva Proust, che "non c’é idea che non possa essere confutata, né parola che non suggerisca la parola opposta", ma ci sentiamo di affermare che se iniziarono ad esistere le biblioteche - i "Musei dei Monumenti Letterari" come intitoliamo queste note - e se oggi possiamo trovare completamente Tommaso di Aquino e Bonaventura, Sofocle e Pindaro, Dante e Boccaccio ed altri "immortali" é grazie ad un insieme di uomini di diverse nazionalità, da monaci che divennero Papi a copisti che rimasero copisti a editori che giocarono le loro fortune personali a "condottieri" che vedevano piú in là del loro campo di battaglia.
      Grazie a tutto questo insieme di "umanità" il periodo di massimo splendore delle biblioteche fu il Rinascimento italiano.
Dr. Franco Camarca