"Antikitera, Meccanismo per antonomasia"
Autore: Carmine Camarca
      In questo articolo trattiamo un reperto “classico” dell´archeologia misteriosa, forse l´unico che sia stato investigato seriamente anche dalla comunità archeologica piú ampia: il meccanismo di Antikitera.
     Il nome non deriva dal suo costruttore, ne dal suo luogo di origine, bensì dall´isola greca di Andikithira (in inglese Antikythera, in italiano Antikitera o Anticitera). L´isola in questione si trova nel Mar Egeo, a nord-ovest di Creta ed al sud-est del
Peloponneso, ed appartiene alla Grecia. Di per sé non é molto nota, per cui riteniamo opportuno riassumere brevemente le caratteristiche principali, considerando che da essa prende nome il Meccanismo di cui parleremo. Si tratta di una piccola isola, pressoché disabitata, dal terreno roccioso; era nota nell´antichitá come Aigileia, dove si trovava un santuario dedicato ad Apollo, come dimostra il ritrovamento del 1880 di una statua in onore alla divinità nella parte settentrionale dell´isola. La sua relativa fama, e diciamo relativa in quanto solamente il nome é acclamato e non l´isola, é dovuta al ritrovamento di un´antica nave del I secolo a.C. da parte di pescatori di spugne anch’essi naufragati nelle acque dell´isola, note per i forti venti uniti
alle onde ed all´assenza di porti naturali.
     Due reperti prendono il nome dall´isola: il primo, forse meno noto, é l´”ephebos” di Antikitera, statua di bronzo che rappresenta, come indica il suo nome greco, un adolescente; il secondo é il Meccanismo. Al momento del ritrovamento, questi era
composto da ruote in rame, separate e corrose dal mare, tenute insieme da incrostazioni di calcare e corallo. L´analisi delle iscrizioni presenti sulle ruote che, seppure con difficoltà, furono riunite, permise di datare, almeno apparentemente, la costruzione del Meccanismo ad un periodo fra l´80 ed il 90 a.C.. Sia la statua che il meccanismo furono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Atene, e forse é solamente per questo fortunato evento che il misterioso reperto é oggi sottoposto ad indagini con le piú avanzate tecnologie, un privilegio che purtroppo é negato a molti altri ritrovamenti simili.
     Fú negli anni ´50 che si riaccese l´interesse sul reperto, grazie agli studi condotti dal medico inglese Derek de Solla Price. Questi, tramite un processo chimico detto di deossidazione elettrolitica, portò alla luce ruote dentate, ingranaggi e quadranti con iscrizioni di carattere astronomico. Messi insieme, i componenti avevano un volume equivalente ad un cilindro di ventuno centimetri di larghezza, sedici di altezza e cinque di spessore.
     Le conclusioni del professor Solla Price, seppure oggi dimostrate parzialmente inesatte, hanno il gran merito di aver posto “la prima pietra” nello studio del Meccanismo. Estremamente importante fu la sua scoperta di un rapporto di 254 a 19 fra le ruote, che lo condusse immediatamente a ricollegare il meccanismo con il moto della Luna rispetto al Sole: infatti, la Luna compie 254 rivoluzioni siderali esattamente ogni 19 anni solari.
      Analisi piú moderne furono svolte sul reperto dall´ingegnere inglese Michael Wright, dell´Istituto di Ingegneria Meccanica del Museo della Scienza a Londra. Queste permisero di ritrovare nuove iscrizioni che spostarono la datazione del reperto al II secolo a.C. Inoltre, le analisi svolte portarono all´individuazione esatta di ogni ingranaggio, fatto questo che rivelò alcuni comprensibili errori di osservazione del professor Solla Price.
     Oggi la funzione del Meccanismo sembra essere stata quasi totalmente chiarita, ed é sorprendente: lo studio condotto da un team di scienziati americani, inglesi e greci ha permesso di scoprire, anche grazie all´appoggio delle ultime tecnologie a raggi X e della compagnia Hewlett Packard, nuove funzioni ed a confermare quelle scoperte dal professor Wright. Oltre ad essere, infatti, un calendario
solare e lunare ed a calcolare il moto dei pianeti Mercurio e Venere, lo strabiliante meccanismo che funziona con una manovella riesce anche a prevedere la data e l´ora delle eclissi.
     Il dottor Mike Edmunds, che ha diretto il team ed é professore di Astronomia dell´universitá di Cardiff, ha confermato ciò che molti studiosi meno noti dell´archeologia misteriosa affermano da anni: il vero mistero del Meccanismo di Antikitera non é propriamente la sua funzione, il suo “scopo”, ma bensì quali conoscenze hanno portato gli antichi Greci, se essi sono stati, a costruire un oggetto che vedrà sorgere suoi “simili” solamente dopo l´anno Mille. Ciononostante, ancora molti insistono nel definire il Meccanismo come un oggetto “perfettamente normale”. Il dottor Edmunds concludeva così la sua piú recente conferenza stampa: “Se gli antichi Greci sono stati veramente in grado di costruire questo, allora cos’altro erano in grado di fare?”. Ai lettori lasciamo l´analisi del significato profondo offerto da questa pur semplice domanda.
Carmine Camarca
L´Autore dell´Articolo
    Carmine Camarca, Autore e Webmaster di Arkeopolis.
    "Da sempre ho avuto una grande passione nei confronti della Storia e dell´Archeologia. Ho iniziato organizzando un piccolo gruppo di ricerca con amici, e successivamente ho iniziato a viaggiare per approfondire sul campo e per analizzare di persona ritrovamenti che hanno cambiato o potrebbero cambiare il racconto della Storia del genere umano.
    Parallelamente, ho sviluppato un forte interesse per le lingue, indispensabili ormai nel mondo moderno, e per l´ Informatica, pubblicando un modesto saggio, "Dai numeri al Computer".
Sono anche studioso di Numismatica, perché a mio parere le monete sono un veicolo di testimonianza che giunge a noi dai nostri antenati.
    Amo la Natura e condivido il lemma "mens sana in corpore sana" praticando la filosofia del Karate. Il mio autore preferito é Jack London. Attualmente studio negli USA, dove sto curando lo sviluppo del progetto Arkeopolis."
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