Archeologia nei tribunali, Articoli, Gennaio 2007

ARCHEOLOGIA NEI TRIBUNALI
Autore: Nat Cooper


     Un tesoro di tre miliardi di dollari: é questa la posta in gioco fra la città di Potosí, in Bolivia, ed il Governo degli Stati Uniti di America.
     Anche se siamo convinti che "dev´esserci un giudice a Berlino", siamo disposti a scommettere che fra Potosí e gli US of America sarà ben "hard" per Potosí.
     Comunque, veniamo al dunque.
Porto di Arica, anno 1622: la flotta "Tierra Firme" salpa verso la Spagna. É composta da 28 imbarcazioni. Una di esse, la "Nuestra Señora de Atocha", ha nelle sue stive un vero tesoro: 24 tonnellate di argento, carica valutata oggi in 3 miliardi di dollari. L´argento proviene da un giacimento di Potosí, nella cordigliera delle Ande, che costituisce in questo secolo un provveditore magnifico della corona spagnola. Ma, come dice Robert Refford in una battuta che fece storia nel suo film Habana, "Questa é terra di uragani..." e, quando arriva nelle vicinanze delle coste della Florida, la "Nuestra Señora" assieme ad altre otto imbarcazioni, naufraga miseramente.
     Passano secoli ed ancora le ricerche spagnole non hanno esito. Ha piú fortuna il signor Mel Fisher (niente a che vedere con l´omonimo campione di scacchi, ovviamente...) che nel 1985 trova detto tesoro dopo 16 anni di ricerche. Molti pezzi, da allora, furono venduti in aste tenutesi in vari paesi, ma la maggioranza dei lingotti e monete possono oggi ammirarsi un un museo di Florida della fondazione omonima del fortunato Fisher.
     Gli anni trascorrono, ma finalmente il direttore della Casa della Moneta, Edgar Valda, per fare onore al nome della sua istituzione, ha deciso di reclamare il denaro corrispondente alle monete ed ai lingotti. "Al fine di abbellire la città di Potosí", ha dichiarato: e non c´é dubbio che con 3 miliardi di dollari c´é molto da "abbellire". "Il reclamo é per ragioni storiche", ha dichiarato a sua volta il sindaco di Potosí, il molto colto signor Joaquino (di cognome).
     Due domande ad entrambi: perché non avete pensato a chiedere la restituzione del tesoro ad un museo di Bolivia e perché non é passata per le vostre colte teste l´idea che se si tratta di chiedere soldi e non la restituzione del tesoro, forse sarebbe meglio per i cittadini di Bolivia - una delle nazioni piú povere di america latina - che detto danaro fosse adoperato per edificare scuole o centri di lavoro per non essere obbligati ad emigrare, invece di destinare l´argento ad "abbellire" Potosí?
     Qualche volta a coloro che, come noi, viaggiano per i paesi di america latina - cercando le verità della storia nelle testimonianze dell´archeologia - sorge l´idea che questo continente sia attraversato non tanto una "epoca di cambi" bensì un "cambio di epoca". Ma all´improvviso avvengono episodi come questo e ci sembra piú onesto affermare che é sempre la stessa epoca o, come diciamo in Italia, "la stessa storia", che si ripete e si morde la coda, come il serpente: "non per interesse ma per soldi". E pensiamo che ci é venuta un´idea alla quale non avevamo pensato.

EUROPA

     Zahi Hawass, il notissimo responsabile delle antichità egiziane non ha usato mezzi termini, affermando a chiare lettere che "se si tratta di reperti autentici, sarebbe uno scandalo di tale portata da poter danneggiare le relazioni fra Egitto e Francia. Il Ministero di Relazioni Estere francese, ovviamente, ha tentato di buttare acqua sul fuoco, dichiarando di "essere convinto che le relazioni fra i due paesi in tale ambito non si vedranno pregiudicate dal problema, essendo basate su una cooperazione secolare".
      La pietra dello scandalo é costituita dalla vendita, via Internet, di capelli appartenenti al faraone Ramsés II, sottratti durante una restaurazione della mummia a Grenoble nel 1976 e ´77. Il venditore é un postino francese che sperava di ricavarne qualche migliaio di euro. Il "tombarolo all´aria aperta" é stato arrestato (e chi poteva dubitarne trattandosi del paese di Maigrét?) ma molto ci sarà da lavorare per ristabilire quella fiducia tanto indispensabile in un mondo così delicato quale quello della cooperazione internazionale per la preservazione e la restaurazione.
Nat Cooper


L´Autore dell´Articolo

"Nat Cooper" é lo pseudonimo di uno scrittore che nasce dal cognome dell´autore di libri sulla epopea americana come "L´ultimo dei Mohicani" e "Nat", il nome del protagonista di tale epopea che andó a vivere nel West inesplorato "per non sentire il rumore delle asce", ossia l´avanzare di una civiltá nuova ma non rispettuosa della natura.


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