ARCHEOLOGIA NEI TRIBUNALI
Autore: Nat Cooper
     Un tesoro di tre
miliardi di dollari: é questa la posta in gioco fra la
città di Potosí, in Bolivia, ed il Governo degli Stati
Uniti di America.
Anche se siamo
convinti che "dev´esserci un giudice a Berlino", siamo
disposti a scommettere che fra Potosí e gli US of
America sarà ben "hard" per Potosí.
Comunque, veniamo al
dunque.
Porto di Arica, anno 1622: la flotta "Tierra
Firme" salpa verso la Spagna. É composta da 28
imbarcazioni. Una di esse, la "Nuestra Señora de
Atocha", ha nelle sue stive un vero tesoro: 24
tonnellate di argento, carica valutata oggi in 3
miliardi di dollari. L´argento proviene da un giacimento
di Potosí, nella cordigliera delle Ande, che costituisce
in questo secolo un provveditore magnifico della corona
spagnola. Ma, come dice Robert Refford in una battuta
che fece storia nel suo film Habana, "Questa é
terra di uragani..." e, quando arriva nelle vicinanze
delle coste della Florida, la "Nuestra Señora" assieme
ad altre otto imbarcazioni, naufraga miseramente.
Passano secoli ed
ancora le ricerche spagnole non hanno esito. Ha piú
fortuna il signor Mel Fisher (niente a che vedere con
l´omonimo campione di scacchi, ovviamente...) che nel
1985 trova detto tesoro dopo 16 anni di ricerche. Molti
pezzi, da allora, furono venduti in aste tenutesi in
vari paesi, ma la maggioranza dei lingotti e monete
possono oggi ammirarsi un un museo di Florida della
fondazione omonima del fortunato Fisher.
Gli anni trascorrono,
ma finalmente il direttore della Casa della Moneta,
Edgar Valda, per fare onore al nome della sua
istituzione, ha deciso di reclamare il denaro
corrispondente alle monete ed ai lingotti. "Al fine di
abbellire la città di Potosí", ha dichiarato: e non c´é
dubbio che con 3 miliardi di dollari c´é molto da
"abbellire". "Il reclamo é per ragioni storiche", ha
dichiarato a sua volta il sindaco di Potosí, il molto
colto signor Joaquino (di cognome).
Due domande ad
entrambi: perché non avete pensato a chiedere la
restituzione del tesoro ad un museo di Bolivia e perché
non é passata per le vostre colte teste l´idea che se si
tratta di chiedere soldi e non la restituzione del
tesoro, forse sarebbe meglio per i cittadini di Bolivia
- una delle nazioni piú povere di america latina - che
detto danaro fosse adoperato per edificare scuole o
centri di lavoro per non essere obbligati ad emigrare,
invece di destinare l´argento ad "abbellire" Potosí?
Qualche volta a coloro
che, come noi, viaggiano per i paesi di america latina -
cercando le verità della storia nelle testimonianze
dell´archeologia - sorge l´idea che questo continente
sia attraversato non tanto una "epoca di cambi" bensì un
"cambio di epoca". Ma all´improvviso avvengono episodi
come questo e ci sembra piú onesto affermare che é
sempre la stessa epoca o, come diciamo in Italia, "la
stessa storia", che si ripete e si morde la coda, come
il serpente: "non per interesse ma per soldi". E
pensiamo che ci é venuta un´idea alla quale non
avevamo pensato.
EUROPA
Zahi Hawass, il
notissimo responsabile delle antichità egiziane non ha
usato mezzi termini, affermando a chiare lettere che "se
si tratta di reperti autentici, sarebbe uno scandalo di
tale portata da poter danneggiare le relazioni fra
Egitto e Francia. Il Ministero di Relazioni Estere
francese, ovviamente, ha tentato di buttare acqua sul
fuoco, dichiarando di "essere convinto che le relazioni
fra i due paesi in tale ambito non si vedranno
pregiudicate dal problema, essendo basate su una
cooperazione secolare".
La pietra dello
scandalo é costituita dalla vendita, via Internet, di
capelli appartenenti al faraone Ramsés II, sottratti
durante una restaurazione della mummia a Grenoble nel
1976 e ´77. Il venditore é un postino francese che
sperava di ricavarne qualche migliaio di euro. Il
"tombarolo all´aria aperta" é stato arrestato (e chi
poteva dubitarne trattandosi del paese di Maigrét?) ma
molto ci sarà da lavorare per ristabilire quella fiducia
tanto indispensabile in un mondo così delicato quale
quello della cooperazione internazionale per la
preservazione e la restaurazione.
Nat Cooper