LE SFERE DI KLERKSDORP
Autore: Carmine Camarca
      Con questo articolo intendiamo iniziare l´analisi di reperti dai quali molti vedono lo scaturire reale dell´archeologia misteriosa, quella scienza che cerca di avvicinarsi alle origini reali di questi oggetti e di adattare determinati periodi storici alla loro presenza.
Ci riferiamo, ovviamente, agli Out Of Place Artifacts, comunemente noti come OOPArt, molti dei quali, come il Muro di Heavener o le Lampade di Dendera, costituiscono le basi di una storia che l´umanitá disconosce, e che forse non conoscerà mai completamente se pensiamo alla scomparsa di alcuni di questi oggetti, come il Cubo di Schondorf-Vocklabruck.
      In svariate occasioni la comunità scientifica ha cercato di dimostrare che gli oggetti erano moderni (Teschi di Cristallo), appartenenti al loro tempo (Meccanismo di Antikytera) o falsi (Martello di London) con prove suppostamente scientifiche; addirittura altri sono stati identificati con oggetti moderni come il Geode di Coso identificato come una "candela di un motore a scoppio". Ma é forse sufficiente ciò per relegare un reperto archeologico nella vacuità? Chi garantisce che queste nuove definizioni "scettiche", in alcuni casi un po’ affrettate, chiariscano appieno la loro origine?
      In questo articolo non vogliamo aprire una discussione in merito agli OOPArts, definizione peraltro discutibile coniata dal naturalista Sanderson (non "fuori posto", a nostro parere, ma "fuori tempo"), bensì é nostra intenzione analizzare oggettivamente uno dei piú antichi, e forse uno dei pochi il cui alone di mistero non é svanito sotto il peso delle successive "spiegazioni". Mi riferisco propriamente alle Sfere di Klerksdorp, il cui nome deriva dall’omonimo museo Sudafricano che le custodiva.
      Innanzitutto é necessaria una premessa: la comunità "scettica" definisce le Sfere di Klerksdorp come "oggetti [naturali] scambiati per oopart". Cercheremo dunque di illustrare sia le prove che essi offrono a sostegno della loro tesi che le prove dei ricercatori dell´archeologia misteriosa, invitando il lettore a trarre le proprie conclusioni. Per coscienza professionale vogliamo anche chiarire che il termine "scettico" che molte volte dovremo adoperare non vuole essere una critica, ma bensì un riconoscimento delle organizzazioni ufficiali del settore, rappresentate ad esempio in Europa dal Concilio Europeo delle Organizzazioni “Scettiche” (ECSO), di cui in Italia é membro il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) fondato dal dottor Piero Angela. Ovviamente il trattamento non é reciproco, poiché le suddette organizzazioni autodefinite "scettiche" hanno coniato per l´archeologia misteriosa la definizione di "fanta-archeologia" o, nel migliore dei casi, "pseudoarcheologia".
     I dati forniti sulle Sfere di Klerksdorp, oggigiorno, sono pochi e tergiversati, dovuto fondamentalmente all’astinenza della comunità scientifica dal sommarsi alla ricerca condotta dagli esperti dell´archeologia misteriosa per indagare sulle origini delle enigmatiche sfere.
      Le sfere, circa duecento, sono propriamente sfere metalliche, fra i 2,5 ed i 10 centimetri di diametro e sono state ritrovate nella miniera di Ottosdal, Transvaal, nel Sudafrica. Il loro nome viene dal museo di Klerksdorp, in cui venne custodito un esemplare.
     Il Mistero di Klerksdorp ha avuto un’origine sfortunata, essendo stato trattato per la prima volta nel 1982 dalla rivista Weekly World News, nota per le sue notizie stravaganti e generalmente false, che ha immediatamente bollato le sfere di Klerksdorp con il marchio a fuoco dell’inganno. L’argomento é stato ripreso una decina di anni dopo dai ricercatori Michael Cremo e Richard Thompson nella loro serie "Archeologia Proibita", che ha reso note le Sfere di Klerksdorp alla stragrande maggioranza.
      Secondo gli "scettici", la documentazione delle sfere sarebbe stata analizzata dall’università di Potchefstroom a Johannesburg da un team diretto dal professor Bisschoff della cattedra di Geologia, che avrebbe dedotto che si tratta di limonite, che può formare noduli anche isolati ed in rarissime occasioni perfino solchi come quelli presenti sulle sfere. Essendo la datazione al carbonio impossibile, il curatore del museo di Klerksdorp Roelf (Rolfe) Marx, che le ha descritte per primo, ha posto la loro datazione a circa 2,8 miliardi di anni fá, la stessa dello strato geologico di pirofilite in cui sono state ritrovate, anche se le successive scoperte nel campo della geologia sulla sedimentazione hanno reso la datazione molto posteriore a quella iniziale, seppure sempre troppo antica per chiarire la loro origine.
      Sia Rolfe Marx che Thompson sottolineano un’inesattezza nell’analisi del professor Bisschoff: se si trattasse di limonite, la loro durezza dovrebbe essere dunque fra il 4° ed il 5° grado della Scala di Mohs, che caratterizza questo minerale; invece, nel caso delle Sfere, Rolfe Marx ha affermato che "non é stato possibile inciderle con una punta di acciaio".
      Alcuni "scettici" hanno affermato, e questo ci stupisce non poco, che "il fatto che si tratti dell’unica pietra delle migliaia estratte [riferendosi alla sfera che secondo la descrizione di Rolfe Marx presentava tre solchi paralleli all’equatore] dimostra che non ha origine intelligente".
      Nel 1996 la rete NBC ha trasmesso un programma intitolato "Le misteriose origini dell´uomo", in cui analizzava le sfere di Klerksdorp. Analisi successive al programma hanno chiarito alcuni errori presentati, come l’affermare che le sfere provengono da Klerksdorp, che implicherebbe la provenienza dalla locale miniera d’oro, mentre il sito di estrazione é stato la miniera di Ottosdal. Il programma citava un’analisi fornito dal libro "Archeologia Proibita": "le sfere sono di due tipi, uno di metallo bluastro solido con linee bianche e l’altro costituito da una sfera riempita da materiale spugnoso bianco".
      Conclusioni confuse, dunque, sulle misteriose Sfere di Klerksdorp, i cui dati sono andati amalgamandosi nel tempo con imprecisioni e cancellandosi sotto la pressione di chi purtroppo non le vede come reperti archeologici, una pressione che a quanto sembra é stata piú distruttiva di quella esercitata dallo stesso pianeta sugli strati di pirolusite di Ottosdal che non era riuscita a danneggiare la splendida perfezione di queste sfere.
      Uno studio recente afferma che circa 200 sfere sono state estratte [e ci domandiamo dove siano finite le altre], composte perlopiù da una lega nickel-acciaio non presente in natura. Alcune presentano un rivestimento che se rotto rivela un materiale spugnoso che si disintegra a contatto con l’aria. Secondo Roelf Marx, curatore del museo di Klerksdorp, si tratta di un mistero, anche perché una delle sfere girava motu proprio, chiusa in una bacheca priva di vibrazioni esterne. Queste sfere che ruotano sul loro asse hanno attirato l´attenzione di John Hund di Pietersburg, che ha ritrovato una di queste nella miniera di Gestoptesfontein, vicino ad Ottosdal. Avendo notato come le sfere fossero molto bilanciate, le ha portate all’attenzione dell´Istituto Spaziale dell’Università di California, ed il risultato dell’analisi é stato il seguente: "l’equilibrio é talmente perfetto che eccede le nostre attuali tecnologie di misurazione". Un ricercatore della Nasa avrebbe anche detto a Hund che l´unico modo per creare un oggetto simile, se esistesse la tecnologia adatta, sarebbe a gravità zero. Alcuni estratti della corrispondenza di Hund affermano: "L’esistenza della sfera é venuta a mia conoscenza nel 1977 circa, quando ho rimosso rocce dal sito di Gestoptefontein a circa 110 chilometri da Klerksdorp. Secondo il professor Andries Bisschoff, ritirato da qualche anno, si tratta di limonite, anche se la sua conclusione non é mai stata verificata da altri scienziati. La sfera originale esibita nel museo di Klerksdorp é stata rubata, per le sue presunte qualità "magiche", e non é stata mai piú ritrovata".
      Un solo fatto esce indiscutibile dai pochi dati esistenti: le Sfere di Klerksdorp sono il primo e forse unico caso in cui la comunità scientifica internazionale ha affermato che la Natura ha generato forme perfette.
Carmine Camarca