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NEWS: MAGGIO 2010

Stati Generali della città di Roma



     Arkeopolsi segnala gli Stati Generali della città di Roma, promossi dal sindaco Alemanno nell'ambito del Progetto Millennium, che si terranno nel Salone della Cultura del Palazzo dei Congressi dell'Eur in Piazza John Kennedy 1 dal 18 al 19 maggio 2010.
     I cittadini potranno partecipare direttamente registrandosi al sito www.statigeneraliroma.it e inviare il proprio progetto per la città di Roma e il suo futuro.
     Sarà possibile inoltre iscriversi alla newsletter e segnalare l'iniziativa ai propri amici.
     "La nostra città - scrive il Sindaco di Roma Gianni Alemanno - è entrata nel nuovo millennio portando su di sé tanto gli oneri quanto gli onori della sua antica e straordinaria bellezza e del suo più recente e convulso sviluppo, demografico, urbanistico, economico.
    La prospettiva della candidatura alle Olimpiadi 2020 rende ancora più urgente avviare una riflessione corale e concreta sul futuro di Roma, che ne disegni il volto e che individui in modo chiaro in quali direzioni occorrerà orientare decisioni, risorse ed energie nei prossimi anni.
    E' questo lo scopo del Progetto Millennium, che avrà il suo momento culminante nella convocazione degli Stati Generali della città.
"



THE UNIVERSITY OF MIAMI SCHOOL OF ARCHITECTURE
PRESENTS
LECTURE AND EXHIBIT “MARION MANLEY:
MIAMI’S FIRST WOMAN ARCHITECT”

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MIAMI BEACH PIER MUSEUM
PANEL DISCUSSION AND EXHIBITION
HOSTED BY THE UNIVERSITY OF MIAMI
SCHOOL OF ARCHITECTURE

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The first prize




SPIGOLANDO

LA BIBLIOTECA ALESSANDRINA:
ALESSANDRO O ARISTOTELE “MAGNO”?
- di Franco Camarca -

      Ha dichiarato Aly Hassan, curatore del Museo del Cairo e custode dei tesori dell´era faraonica che “l´archeologia moderna non si accontenta piú di disseppellire pietre ed oggetti d´arte ma cerca di mettere insieme un quadro di come vivevano e si comportavano le antiche societá”.
      Le sue parole ci sono rivenute in mente leggendo alcuni studi di Edward Alexander Parson, riuniti a New York nel suo celebre “The Alexandrian Library, Glory of the Hellenic World”. Tali studi del Parson ci hanno “spinto” alla riflessione, a proposito del “Rinascimento alessandrino” che piú che definire “Magno” il conquistatore Alessandro dovremmo attribuire tale qualificativo al suo maestro Aristotele, il cui pensiero ed opere sopravvissero all´effimero impero del Re macedone.
     
      Aristotele non fu solamente un filosofo ma anche scienziato e grande enciclopedista che cercó di “unire ed organizzare” tutto lo lo scibile umano del suo tempo.
      Il suo lavoro fu continuato dai discepoli sia nel Museo che nella Biblioteca alessandrina. Tale attivitá creatrice duró quasi due secoli, tanto che la Biblioteca contó nel suo apogeo con circa 400 mila documenti, organizzati dai suoi cultori, a cominciare da Demetrio Falero per finire con Aristarco, che la storia ci tramanda come l´ottavo ed ultimo “bibliotecario”
      É noto che nel 48 a.C. la Biblioteca subí gravissime perdite a seguito dell´incendio che la divoró a seguito della battaglia di Cesare contro la flotta egiziana nel vicino porto.
      É noto pure che ulteriori perdite vennero a seguito del trasporto a Roma di molti dei suoi beni.
      É invece meno noto che la Biblioteca quasi cessó di esistere, insieme al Museo, durante l´impero di Aureliano (270-275) quando il “Serapeum” divenne la biblioteca principale fino all´anno 391, quando il vescovo di Alessandria, Teofilo, distrusse il Serapeum al fine di dare un colpo definitivo alla cultura pagana. Infine ció che era sopravvissuto alle “cristiane” ire vescovili venne distrutto dai mussulmani, nel saccheggio di Alessandria, almeno a quanto scritto dallo storico Orosio nel 416 d.C.
     
      Ma torniamo all´etá d´oro della Biblioteca.
      L´Iliade e l´Odissea furono “edite” dal bibliotecario Erodoto de Efeso, che identifico i “rotoli”, li classificó e li mise in ordine. Se ci soffermiamo su questi nomi quasi sconosciuti é per mettere in evidenza come questi bibliotecari fossero realmente dei veri e propri “filologi”: poiché erano in grado di riconoscere e determinare “il canone” di ogni autore, avendo le capacitá intellettuali di saper distinguerli.
      Ed ancora: dobbiamo ricordare, soprattutto ri-collocandoci nel tempo, che la filologia era la chiave per entrare nel mondo della “grammatica”: ed in una cittá poliglotta (oggi diremmo “internazionale”) come Alessandria d´Egitto si trattava di un elemento essenziale per l´insegnamento del greco (oggi diremmo “l´inglese”) agli scienziati provenienti da tante regioni.
     
      Nel merito possiamo ricordare che Tolomeo II invió 72 personalitá della scienza con 6 rappresentati delle distinte genti della popolazione ebraica per tradurre le Sacre Scritture - la Tora, - dall´ebraico al greco: cosa che si terminó nel III secolo. Tale opera di traduzione continuó nei secoli successivi, fino alla traduzione dell´ultimo testo sacro, - il Qoheleth - nell´anno 100 d.C. Tale traduzione é di enorme importanza storica, in quanto si basó su un testo ebraico piú antico di quello che é pervenuto ai nostri giorni.
     
      Fra tali bibliotecari ritroviamo, non a caso, dei veri e propri uomini di scienze, come il geografo Eratostene che affermó l´importanza nell´indagne storica, della “cronologia scientifica” e propose la “scala olimpica” come misura del tempo, in quanto le Olimpiadi erano un avvenimento riconosciuto in tutto il modo e si celebravano a scadenza periodica di 4 anni.
      La numerazione di giochi olimpici cominció con i primi nel 776 e si conserva tutt´oggi una lista che si estende dal primo anno, il 776 a.C. al 217 d.C., vale a dire una lista di quasi un millennio: 994 anni, per l´esattezza. La proposta cosiddetta della “scala olipica” ebbe fine quando fu rimpiazzata dal riconoscimento dell´era cristiana e mussulmana., ma ebbe comunque un certo seguito nel III secolo a.C.
      Va ricordata soprattutto perché ci riporta alla affermazione, prima ricordata, della importanza della “cronlogia scientifica” negli studi storici, un´affermazione che é di pari importanza con quella che ebbero le coordinata geografiche: “la cronologia - potremmo dire ispirandoci allo storico George Sarton - equivale alle coordinate geografiche del tempo”.
     
      In tale secolo - il terzo avanti Cristo - la Biblioteca ebbe fra i suoi cultori il poeta Calimaco di Cirene, che si dedicó ad elaborare un catalogo delle opere: cosa che costituisce il primo esempio storico nel suo genere. E le opere erano tante che il catalogo era costituito da oltre 120 “rotoli”, dei quali ci sono pervenuti solamente alcuni “estratti” sopravvissuti alle distruzioni.
      Diceva il sopra menzionato storico George Sarton che “l´umanitá ricorda i tiranni, i politici fortunati ed i ricchi, raramente, invece, i reali benefattori della cultura della stessa umanitá”. (E lui stesso ne é un esempio, in quanto il suo nome non appare in vari dizionari scientifici... e non perché non meriti di essere studiato: basti pensare alle sue meravigliose opere su Euclide).
     
      E se qualche nostro lettore - sempre se ne abbiamo qualcuno - si chiedesse perché dovremmo e a che ci serve ricordare fatti come quelli esposti in queste nostre righe, rispondiamo con un aneddoto riferito ad Euclide: si dice che un suo discepolo gli chiedesse, dopo aver appreso un suo teorema: ”Pero, che ci guadagno apprendendo cose come questa?”
      Al che Euclide chiamó uno schiavo e gli ordinó: “Tiragli una moneda, visto che deve guadagnare per qualcosa che apprende”.
     
      In conclusione, le nostre attuali conoscenze - e dunque il nostro “essere” cioé il modo in cui “siamo” - derivano dagli sviluppi della cultura nel corso dei tempi e, dunque, della letteratura antica. Conoscere non solo é importante ma é indispensabile, se non vogliamo ritrovarci - come accade nel secolo passato - con la “Svastica”, simbolo di pace della religione buddista, rubata da ideologie naziste di guerra e di olocausto.
      La conservazione e trasmissione delle conoscenze nei tempi dipendono in gran misura proprio da questi “geniali” bibliotecari e dai “detectives della storia” (come Enzo Biagi chiamava gli archeologi), quasi tutti pressoché sconosciuti ai piú, incluso il loro originario Maestro: Aristotele “Magno”, il Grande.

Franco Camarca




Pubblicato "Recinti Sacri" di Sergio Costanzo


      Lo scrittore Sergio Costanzo ("Siena e San Galgano") ci segnala la pubblicazione del suo "Recinti Sacri, scienza e fede dei Maestri costruttori del medioevo".
      "Si è soliti definire le cattedrali, libri di pietra. Questa calzante definizione contrasta però con l’evidenza proposta dalla miriade di pubblicazioni relative all’argomento.
      Gli architetti medievali dovettero confrontarsi con i problemi della progettazione, il dimensionamento e l’orientamento, l’organizzazione del cantiere e le soluzioni tecniche studiate preventivamente alla messa in opera. La meravigliosa risultante del loro sapere, è sotto i nostri occhi. Il progetto di una cattedrale era dunque affidato a uomini detentori di un immenso sapere, non occulto, casomai occultato. Non fu il mistero a guidare i loro passi, ma la scienza e la fede incrollabile in un Dio ordinatore supremo, di tutte le cose.
Recinti Sacri, by Sergio Costanzo

      L’opera in oggetto si prefigge lo scopo di fare luce e comprendere, con quali mezzi e con quali conoscenze gli architetti medievali, abbiano potuto progettare ed edificare disseminate in tutta Europa, le loro cattedrali." Maggiori informazioni nel sito SergioCostanzo.it.




Publicado "Recinti Sacri" de Sergio Costanzo


      El escritor Sergio Costanzo ("Siena e San Galgano") nos señala la publicación de su "Recinti Sacri, scienza e fede dei Maestri costruttori del medioevo" (en italiano).
      "Es común definir las catedrales, libros de piedra. Esta definición sin embargo contrasta con la evidencia propuesta por la miriada de publicaciones relativas al argumento.
      Los arquitectos medioevales debieron enfrentar problemas de projectación, orientamento, organización, y las soluciones técnicas estudiadas preventivamente al comienzo del trabajo. El maravilloso resultado de su sabiduría está bajo nuestros ojos. El proyecto de una catedral se afidava por lo tanto a hombres detentores de un inmenso saber, no oculto, sino ocultado. No fue el misterio el que guió sus pasos, sino la ciencia y una fe que no vacilava en un Dios ordenador supremo, de todas las cosas.
Recinti Sacri, by Sergio Costanzo

      La obra en objeto se prefije hacer luz y comprender con cuáles medios y con cuáles conocimientos los arquitectos medievales pudieron proyectar y edificar por toda Europa sus catedrales." Mayores informaciones en el sitio SergioCostanzo.it.

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