Sezione speciale per Ottobre, il Mese dell´Ereditá Ispana


OTTOBRE, IL MESE DELLA "HISPANIDAD"


L´archeologia ci illustra come, quando le prime societá nomadi divennero stabili, sorsero le prime cittá, costruite lungo le rive dell´Eufrate, dell´Indo, del Nilo, del Tevere. Nacquero poi la "urbe" romana e la "polis" greca e quando la cittá medievale lasció il posto allo Stato, cominciarono a nascere le prime metropoli, fino a giungere alle attuali cittá, alcune delle quali definite "mondiali" per il loro carattere internazionale ed il prevalere delle attivitá che i moderni economisti definiscono "quaternarie".
Visitare i ruderi della Mesopotamia, le moschee orientali, i castelli e le cattedrali romaniche e le guglie gotiche che si slanciano verso il cielo, accompagnando il diffondersi della cristianitá, é un percorso affascinante e che faremo.
Ma, in questa occasione, vogliamo invece ricordare - attraverso la visita di alcune - "cittá simbolo" dell´America Latina e della sua storia - il mese appena terminato e che é stato celebrato nelle Americhe come "il mese della "hispanidad".

12 Ottobre 1492, lo sbarco di Cristoforo Colombo segna il Giorno dell´Ispanitá
Onestá intellettuale vuole, peró, che facciamo una premessa per quanto breve ma comunque doverosa: senza entrare nella polemica di un dibattito che ha permeato in qualche misura le celebrazioni, dobbiamo dire che ci troviamo fra quanti, come l´INAID dell´Argentina (sigla in lingua spagnola dell´Istituto contro la discriminazione ed il razzismo) ritengono opportuno eliminare il 12 ottobre come giorno della "Festa della razza". Ci spieghiamo: tale festa fu concepita per commemorare l´avvistamento della terra da parte delle navi di Colombo nel 1492. Fu proprio l´Argentina a stabilire per prima tale festa nel 1917, come riaffermazione della "ispanitá", cioé della comune identitá dei popoli della Spagna e degli abitanti latino americani in quanto discendenti. In Spagna la Festa della razza si celebró per l´ultima volta nel 1918, assumendo poi il nome di Giorno della Ispanitá. (Che poi nella sfilata militare a Madrid, per celebrare l´evento, si tolga la bandiera degli Stati Uniti per protesta contro la guerra in Iraq ci pare un non-sense, se pensiamo ai genocidi etnici operati degli eserciti colonizzatori spagnoli, denunciati nei suoi diari anche dal frate Bartolomé de las Casa, che era al loro seguito).
Il termine "hispanidad" acquistó maggior forza rispetto a quello di "razza" nel 1926, grazie a Zacarias de Vizacarra che argomentó come fosse ben piú adeguato per indicare celebrazioni invece del secondo che ricordava soprattutto la colonizzazione del continente. E´, sostanzialmente, la stessa argomentazione che ha utilizzato, in occasione del Mese della Ispanitá, la direttrice dell´INAID, organismo del Ministero di Giustizia argentino, dichiarando che "molti paesi dell´America Latina hanno eliminato la denominazione di Giorno della razza, dando orientamenti affinché, in primis nelle scuole, tale data costituisca essenzialmente un giorno per la riflessione sulla storia del continente". Ci associamo.

Vogliamo pertanto rendere anche noi omaggio a tali celebrazioni e riflessioni storiche, ricordando che il 1492, che segna nel storia "classica" il passaggio dal Medioevo all´Etá moderna, ha significato anche l´inizio della scomparsa delle culture dei popoli originari del continente, quali i Maya e gli Incas. "Vedere" davvero le attuali cittá, ricordarne le origini, rileggere le testimonianze di tali antiche culture é parte del riconoscimento proprio di tali culture.
Iniziamo, dunque, il nostro percorso, con foto e note storiche, attraverso le perle di uno stesso rosario di fortezze, bastioni, muraglie e cattedrali che l´architettura coloniale ha lasciato nelle cittá da un capo all´altro dell´America Latina, mischiandosi o sovrapponendosi a vestigia dei primi popoli del caribe ed andini. E´ un percorso che limitiamo a cenni storici solamente su alcuni dei tantissimi gioielli ospitati nelle due cittá che visiteremo, pur a volo d´uccello, l´Avana e Cittá del Messico, perché tentare di vederle per intero, ed estendere ulteriormente il nostro viaggio, sarebbe un compito tanto piacevole quanto improbo per questo nostro sito.



L´AVANA

Cominciamo il nostro viaggio dall´Avana.
A metá del XVII secolo era la piú grande cittá dell´America latina, insieme a Lima e Cittá del Messico. La sua popolazione, di oltre 40 mila abitanti, era superiore a quella di New York e di Boston. Gli schiavi trasportati dall´Africa erano giá liberi, a differenza che in tutte le altre isole delle Antille. Secondo lo storico britannico Hugs Thomas era una cittá cosmopolita, indolente e brillante allo stesso tempo, resa tale dall´effervescenza che le conferiva il fatto d´essere il principale porto spagnolo nelle colonie d´oltre oceano, porto in cui transitavano tutti i tesori trasportati verso la penisola iberica.
La Habana Vieja, immagine dall´alto del centro storico
Il suo sviluppo architettonico non avvenne in maniera disordinata - come succede a volte oggi nelle periferie di tante metropoli moderne, da Caracas a San Paolo - ma fu dettato con una specifica "ordinanza" di Filippo II, che cominciava con il definire che il centro della cittá dovesse essere la piazza e successivamente ne dettava il disegno piú generale, basando il tutto sul "castrum romano", obbedendo quindi alla caratteristica propria dei pianificatori spagnoli dell´epoca.
A sua difesa venne costruito "El castillo de los tres reyes", progettato dal genio italiano dell´architetto Antonelli, parte importante di un insieme di fortificazioni ed oggi popolarmente conosciuto come "el Morro".
Per lo stile delle sue case coloniali Alejo Carpentier - il piú grande scrittore cubano del Novecento e fra i maggiori in lingua spagnola - la definí "La cittá delle colonne" e cosí ce la descrive: "La Habana Vieja é una cittá nell´ombra, fatta per sfruttare le ombre... ombra essa stessa... quando la pensiamo in contrasto a tutto quello che fu crescendo verso l´ovest, dagli inizi di questo secolo in cui la sovrapposizione degli stili... ha progressivamente creato nell´Avana uno stile senza stile che a lungo andare, per un processo di simbiosi, si amalgama...in un barocco peculiare che assume la funzione di stile...scrivendosi nella storia dei comportamenti urbanistici". E proseguendo nella sua descrizione dettata dall´amore per la sua cittá, il grande scrittore conclude: "Perché, poco a poco, ...da ció che é incastrato fra realtá distinte, sono nate e si sono sviluppate le costanti di un´insieme che distingue l´Avana da tutte le altre cittá del continente".


CITTÁ DEL MESSICO: IL "ZÓCALO"

L´abitante di una metropoli moderna non potrebbe fare a meno di sorprendersi e risponderci con un sorriso ironico se gli domandissimo quale sia "la piazza principale" della sua cittá. Ma domandatelo ad un abitante di Cittá del Messico e vi risponderá subito, senza esitazione: "El Zócalo".
La parola spagnola "zócalo" in italiano si puó tradurre "lo zoccolo", o "la base". E l´etimologia spiega, in effetti, l´origine storica del nome della celebre piazza: il generale Santa Ana, Presidente del Messico, nel 1843 conferí all´architetto spagnolo Lorenzo de la Hidalga l´incarico di costruire un monumento alla memoria degli eroi dell´indipendenza del paese, peró questi non terminó che la parte iniziale dell´opera, vale a dire il basamento, cioé "el zócalo". Gli abitanti cominciarono a chiamare pertanto in tal modo tale piazza e la loro abitudine divenne propria di tutti i messicani.
El Zócalo Capitalino, la piazza centrale di Cittá del Messico
El Zocalo divenne cosí il nome di quella che é non solamente la piazza piú grande della capitale e dell´intero Messico ma del mondo intero, superata in dimensione solamente da piazza Tienanmen a Pechino e dalla Piazza Rossa di Mosca.
Passato e presente si inseguono nel e intorno a El Zócalo: qui si trovava il Tempio Maggiore della civiltá Azteca. Estese paludi, inframmezzate da isolotti, dominavano questa area ed era questo il posto in cui i "Grandi sacerdoti" avevano predetto che si dovessero costruire "i templi consacrati agli dei", primo fra tutti Tlaloc, che era il Dio delle acque, la cui protezione era pertanto indispensabile in considerazione delle caratteristiche del posto. Il centro della cittá azteca - che si sviluppó a partire dal sitio dell´odierno Zócalo - venne chiamata "Gran Tenochtitlán": esso costituiva il centro religioso e veniva considerato il centro dell´universo, da cui si sarebbe irradiato il dominio sugli altri popoli. Ma nel 1521 Hernan Cortés la espugnò, dopo mesi di sanguinoso assedio, e sulle rovine dei templi venne edificata la nuova cittá: gli storici della cittá dicono che l´attuale Palazzo Nazionale altro non sia che la ristrutturazione dell´antico Palazzo del Viceré, cioé di una delle prime testimonianze architettoniche della colonia spagnola.
Nel Zócalo sorsero, dunque, nel corso dei secoli il palazzo di Montezuma, il Tempio Mayor, la casa di Cortés e quella del Viceré. Nel complesso degli attuali edifici si possono ammirare cinque "murales" di Diego Rivera e varie gallerie storiche. Nella stessa zona dove si ergeva il Tempio Maggiore degli Aztechi, gli spagnoli costruirono la Cattedrale Metropolitana, con una facciata barocca imponente, e 16 cappelle laterali. Altri edifici vennero eretti ai quattro lati della piazza e la stessa venne chiamata "Mayor". Nel 1812 prese il nome di Piazza della Costituzione, a seguito della relativa promulgazione. E il nome seguí cambiando, in corrispondenza degli avvenimenti storici, ma quello che le é rimasto, alla fine, é il nome che le aveva dato la gente comune: El Zócalo.

Sia l´Avana che Cittá del Messico sono state dichiarate dall´UNESCO "Patrimonio dell´Umanitá".
Carmine Camarca



Sono stateinserite le fotografie per questa sezione.


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